Tre Croci: la vicenda è ambientata a Siena all’incirca all’inizio del 1900 e narra dei tre fratelli Gambi. Per evitare il fallimento della libreria, Giulio, il più generoso dei tre, giungerà a falsificare cambiali. Quando la truffa verrà scoperta, i tre fratelli si avvieranno fatalmente verso una fine tragica.
Con gli occhi chiusi: la vicenda si svolge a Siena approssimativamente agli inizi del nostro secolo e narra la vita di Pietro Rosi dall’infanzia sino alla giovinezza e la sua tormentata storia d’amore con Ghisola, giovane contadina istintiva e sensuale.
Il podere: ereditato da Remigio alla morte del padre Giacomo, fa da sfondo alla vicenda del giovane che, solo e indifeso, si trova a combattere contro tutto e tutti
Gli anni in cui Tozzi compie la propria formazione e crea le proprie opere sono ricchi di tensioni e di profondi mutamenti. L’Italia, unificatasi in tempi non molto lontani, va incontro ad una sua prima industrializzazione. Si introducono elementi di dinamismo sociale. Se la prevalenza fra i settori produttivi spetta ancora all’agricoltura, si vanno tuttavia delineando alcuni centri di attività importanti dell’industria. La struttura sociale si modifica conseguentemente.
Le commesse industriali provengono spesso dallo Stato, il quale inaugura quelle forme di protezionismo e si dispone parallelamente a quelle esperienze coloniali che lo vedranno allinearsi ultimo tra i paesi europei e prepararsi a più pesanti avventure. Si verificano proteste delle masse popolari, ora represse, ora incoraggiate, incanalate nel riformismo da Giolitti, che promuove il suffragio universale maschile. I cattolici rientrano in politica con il “patto Gentiloni”, al fine di arginare possibili avanzate socialiste. La borghesia si attesta saldamente al potere; ma sorgono critiche agli ideali di democrazia e progresso.
La fiducia positivista nella obiettività e nella efficacia della scienza, che avevano accompagnato il suo affermarsi, lasciano il campo a manifestazioni irrazionalistiche. Le stesse discipline scientifiche attraversano una crisi che porterà ad elaborare nuovi sistemi, dalle geometrie non euclidee, alla relatività, al principio di indeterminazione.
Al romanzo naturalista, con la sua indagine sociale e la sua poetica dell’oggettività – che pure talora, e particolarmente in Verga, tocca punte vicine al simbolismo – subentrano le nuove espressioni dei Decadenti. La realtà non è più conoscibile nella sua superficie, ma solo nella profondità, per segrete corrispondenze: sta al fondo della discesa in un’interiorità umana non più logica, ma misteriosa, onirica; o è totalmente estranea, insensata.
Si scopre l’inconscio. Vi è un “oltre” o un “altro” nelle cose e nell’uomo stesso. Il linguaggio, la forma d’arte tradizionale, ne restano sconvolti. Ed inizia quella ricerca di espressione che è insieme ricerca di universalità-eternità e di adeguatezza al proprio tempo, al proprio “qui e ora”. Il rinnovamento passa prima per la poesia e comporta una crisi del romanzo – genere per eccellenza moderno – e una sua reinvenzione in termini adatti alla raggiunta nuova coscienza. L’Italia, come si attardava nelle trasformazioni sociali, così segue nei movimenti letterari.
D’Annunzio e Pascoli propongono caratteri del Decadentismo in una versione nostrana: il secondo è più intimo e profondo; il primo più superficiale. Ma è lui che domina: non è solo un poeta, ma un modello di comportamento, il superuomo immerso tanto nella natura quanto nelle raffinatezze mondane, vate e promotore di clamorose gesta patriottiche. I Futuristi, che pure negli aspetti formali se ne discostano, gli sono tributari nell’attivismo e nel volontarismo. I Crepuscolari lo hanno come idolo polemico: cercano toni minori, si ripiegano in sé e tentano l’ironia. Ma grava un senso di chiusura. E, come nell’epoca Romantica, sorge e si impone un senso di forte critica aperto alle esperienze internazionali. Proprio i Futuristi, pur nelle dichiarazioni e manifestazioni eccessive, volutamente scandalose, presentandosi con tutti i caratteri di un’avanguardia, aprono la via in questo senso. Prima Papini e Prezzolini “simpatizzanti” del movimento, poi Serra, Cecchi, De Robertis e molti intellettuali rivendicano un nuovo ruolo per l’Italia e fondano e animano varie riviste: “Il Leonardo” (1903-1907), “Hermes” (1904), “Il Regno” (1903), “La Voce” (1908-1916), “L’Unità” (1911), “Lacerba” (1913-1915). La scena si movimenta e proprio esse diventano le sedi del dibattito culturale, le sedi delle innovazioni, dei programmi e delle ricerche: la scuola degli autodidatti, come le ha definite Debenedetti, cogliendo un carattere importante del comportamento e della formazione degli intellettuali dell’epoca.
Tozzi, prima disordinato e disorganico negli studi scolastici ed individuali, poi impegnato in un’opera di auto-educazione, approda dapprima ad una rivista dannunziana, “L’Eroica” (è egli stesso dannunziano, ma ripudierà in seguito tale posizione), poi ad una che non riesce a crearsi una propria linea, “San Giorgio”; crea, infine, con Giuliotti, “La Torre”. “Mentre La Torre (simbolo di potenza, di regalità e di dittatura) si eleva, guidicatrice e punitrice, sull’imbestiamento del secolo – viene dichiarato in apertura – noi, che in pieno contagio abbiamo avuto l’anima di innalzarla, ci professiamo, a scandalo degli stolti reazionari e cattolici. Reazionari, invochiamo e propugnamo a viso aperto, contro i figuri demagogici la necessità del boia; cattolici, mentre le monarchie vacillano, difendiamo la Chiesa. La tolleranza è indifferenza: chi crede vuole che gli altri credano. Noi siamo intolleranti”. I cattolici erano tornati da poco a partecipare alla politica. Il disprezzo per la democrazia non era certo isolato e ben più si sarebbe esteso in seguito. Ma questa si presenta come una scelta da attardati, un anacronismo folle di provinciale presunzione: ed in tale senso lo bolleranno Prezzolini, quindi Cozzani e Prezzolini.
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