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Esame di Storia 5: il Novecento - Scuole Superiori
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Esame di Storia 5: il Novecento - Scuole Superiori

A. Bussotti
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Riassunto di Storia

Il testo, destinato agli studenti del quinto anno delle superiori, in accordo con i programmi ministeriali, sintetizza la storia del Novecento: l’età della seconda rivoluzione industriale e dell’imperialismo (1870-1914), il mondo alla vigilia della prima guerra mondiale, l’Italia giolittiana, la prima guerra mondiale, la rivoluzione russa e l’URSS, un quadro internazionale tra le due guerre mondiali, l’Italia dallo stato liberale al fascismo, gli Usa e la Grande crisi, la Germania nazista e l’URSS di Stalin, i precedenti della seconda guerra mondiale e la guerra stessa, la Guerra fredda, l’Italia dalla fine della seconda guerra mondiale alla crisi del sistema dei partiti, l’Europa e il mondo dalla fine della Guerra fredda ai nostri giorni (1991-2014).

Quantità

Destinato agli studenti del quinto anno della scuola superiore.

Estratto:

La Seconda rivoluzione industriale
Tra il 1870 e il 1914, in Europa occidentale, negli Stati Uniti e in Giappone si sviluppò la Seconda rivoluzione industriale, causa di profonde trasformazioni socio-economiche, alla cui base furono:
1)    Il rinnovamento tecnologico, favorito da numerose scoperte scientifiche, applicate sistematicamente nella siderurgia, nell’industria elettrica nei settori della chimica, farmacologia, medicina, nel comparto dei trasporti (con la diffusione di automobili e aeroplani) e delle comunicazioni (con la telegrafia senza fili e il telefono.
2)    L’introduzione di metodi scientifici nell’organizzazione e nella gestione delle imprese, ispirati al taylorismo (da Frederick Taylor, che teorizzò la divisione delle at­tività la­vo­rative, ognuna svolta da un operaio secondo il rit­mo del­la mac­china, al fine di razionalizzare l’organizzazione del sistema di fabbrica) e del fordismo (nel 1913 sa­ran­no av­via­te le catene di montaggio negli stabilimenti au­to­mo­bi­li­sti­ci di Henry Ford), che aumentarono la pro­dut­tività, ma de­ter­minarono anche alienazione nei la­vo­ratori.
3)    Il processo di concentrazione economica e il protezionismo. Il sistema economico passò da una fase di libera concorrenza ad una monopolista, caratterizzata da un processo di concentrazione capitalista, che favorì una fusione tra capitale industriale e capitale bancario: le banche controllavano le industrie e gli industriali le banche. Le concentrazioni bancario-industriali presero la forma di cartelli, accordi di imprese operanti in uno stesso settore (il carbone o l’acciaio, per esempio) per eliminare ogni concorrenza, e di trusts, fusione di più imprese, precedentemente indipendenti, interessate a tutte le fasi di lavorazione di un prodotto. Il grande capitale avvertì l’esigenza di difendere i mercati interni, spingendo gli Stati al protezionismo e alla ricerca di nuovi sbocchi commerciali e nuove fonti di materie prime.
Rispetto alla Prima, la Seconda rivoluzione industriale diffuse i suoi effetti su un’area più vasta, modificando profondamente i comportamenti di centinaia di milioni di persone: il tenore di vita migliorò e si diffusero beni di consumo durevole di massa (biciclette, automobili, telefoni). Tra le conseguenze, la cosiddetta “grande depressione” (1873-1896), ca­ratterizzata da una prolungata caduta dei prezzi, soprattutto nel settore agricolo, dovuta ad una crisi di sovrapproduzione, che danneggiò invece i produttori (ne scaturirono un aumento della disoccupazione, l’intensificarsi delle tensioni sociali e dei fenomeni migratori).

I movimenti socialista e cattolico
Lo straordinario sviluppo industriale determinò il consolidamento della borghesia e del proletariato, il quale cercò rappresentanza nei partiti socialisti di massa (la Spd in Germania, la Sfio in Francia), che misero progressivamente da parte le strategie rivoluzionarie e accettarono gli istituti della democrazia parlamentare, perseguendo una politica di riforme (suffragio universale, aumenti salariali, tutela del la­vo­ro, riconoscimento del diritto di sciopero). Nel 1889 fu fon­data a Parigi la Seconda Internazionale (1889-1917), un organismo di coordinamento di partiti socialisti nazionali il cui obiettivo prioritario fu la giornata lavorativa di otto ore. Essa si divise in due correnti: una rivoluzionaria, diretta dall’austriaco Karl Kautsky, autodefinitasi “ortodossa”, ed una riformista, guidata dal tedesco Eduard Bernstein, spregiativamente definita dagli avversari “revisionistica”. Secondo Bernstein, le previsioni di Marx sul crollo del capitalismo erano errate; occorreva perciò attuare una graduale po­li­tica di riforme, al fine di migliorare le condizioni della classe operaia. Un posto a parte occupa il sindacalismo rivoluzionario del francese Georges Sorel, che individuò nello sciopero generale lo strumento della lotta rivoluzionaria.
Negli anni successivi all’enciclica Rerum Novarum (1891) di Leone XIII, andò crescendo l’attività dei cattolici che si divisero in due correnti, moderati e progressisti. Questi ultimi erano favorevoli, sul piano sociale, alla difesa dei lavoratori e, sul piano politico, ad un ideale di “democrazia cristiana”, ossia di intervento diretto dei cattolici nella vita politica. La spaccatura spinse prima Leone XIII, poi Pio X (1903-1914) ad una chiusura nei confronti delle aspirazioni politiche della “democrazia cristiana”.

0655-S4C1S
90 Articoli

Scheda tecnica

Tipo Scuola
Scuole Superiori
Numero Pagine
192
Altezza
150
Larghezza
105

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Storia vol.5 - 0655

Riassunto di storia, vol. 5, il Novcento

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