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Esame di Storia 3: dalla crisi del Trecento alla prima metà del Seicento - Scuole Superiori
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Esame di Storia 3: dalla crisi del Trecento alla prima metà del Seicento - Scuole Superiori

A. Bussotti
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Riassunto di Storia

Il testo, destinato agli studenti del terzo anno della scuola superiore, in accordo con i programmi ministeriali, sintetizza la storia dalla crisi socio-economica del XIV secolo alla prima metà del Seicento. Gli argomenti trattati sono: la crisi del Trecento, l’Italia nei secoli XIV e XV, l’Europa alla fine del Medioevo, la civiltà del Rinascimento, l’“età moderna” e la nascita delle monarchie nazionali, le lotte per il predominio in Italia (1494-1516), le scoperte geografiche e la colonizzazione del mondo, la Riforma protestante, le lotte politiche e religiose nell’età di Carlo V, l’Europa nell’età di Filippo II, economia, società e cultura nell’Europa del Cinquecento e del Seicento, la guerra dei Trent’anni e infine l’Italia nel XVII secolo.

Quantità

Destinato agli studenti del terzo anno della scuola superiore.

Estratto:

La crisi del Trecento
La fase ascendente apertasi con la Rinascita del Mille subì una drammatica battuta d’arresto alla metà del Trecento. Tra le cause, lo squilibrio tra l’eccesso di popolazione e l’insufficiente disponibilità di risorse, il peggioramento climatico, la catastrofica epidemia di peste nera, le guerre, violente e frequenti, tutti fattori che determinarono un crollo demografico, a cui si accompagnò la crisi economica - nei settori dell’agricoltura, dell’artigianato, del commercio, della finanza a cui seguirono rivolte urbane e contadine. In alcune zone d’Europa, particolarmente quella occidentale, e in Italia settentrionale, la crisi rappresentò comunque non solo un elemento negativo, ma anche un fattore di riconversione e ristrutturazione degli assetti produttivi, alla vigilia dell’età moderna.

Il decremento demografico - Già verso la fine del XIII secolo si era verificato un calo dell’andamento demografico, determinato dal fatto che la popolazione dell’Europa occidentale aveva raggiunto il livello massimo compatibile con le risorse disponibili. Un esempio ne è il fenomeno dei “villaggi abbandonati”: in conseguenza della diminuzione di forza-lavoro, nelle campagne di tutta Europa arretrarono gli spazi coltivati (con percentuali significativamente maggiori in aree come la Germania orientale o il Mezzogiorno d’Italia): scomparvero migliaia di insediamenti e furono abbandonati i terreni di più recente dissodamento, mentre l’ambiente si faceva più aspro. Il problema fondamentale era costituito dai limiti di sviluppo della tecnologia agricola, la quale non era più in grado di sostenere, come aveva fatto sino ad allora, una popolazione in continua crescita: vi era una competizione tra arativo, bosco e pascolo e non era possibile aumentare la produttività dei suoli. Per un periodo, la soluzione sembrò essere costituita dall’aumento delle superfici coltivabili, ma i nuovi terreni messi a coltura (per esempio, nelle zone collinari e montane) non erano sempre fertili o dotati di un clima favorevole o di facili collegamenti. Il peggioramento del clima, caratterizzato da inverni rigidi ed estati piovose, sino al XV secolo, aggravò il quadro, concorrendo, a causa dei cattivi raccolti, al manifestarsi di carestie sempre più gravi e frequenti, che determinarono un aumento della mortalità ed una condizione diffusa di malnutrizione in larga parte della popolazione, che risultò così più esposta alle malattie.

La “peste nera” - Il fattore precipitante fu dato dall’epidemia che alla metà del Trecento flagellò l’Europa, la cui popolazione crollò da circa 80 milioni a 50 milioni (cifra intorno alla quale si assestò sino alla fine del Quattrocento, per la persistenza di un’elevata mortalità, dovuta alla letale concomitanza tra la peste, stabilizzatasi in forma endemica fino al XVIII secolo, e le violente guerre di quel periodo). Le città, per l’elevata densità abitativa, furono le più colpite: per limitarsi ad un esempio, Firenze (che all’epoca era abitata da 100.000 persone) perse tra il 40% e il 60% dei suoi abitanti. La Morte Nera ebbe il suo focolaio presso l’Himalaya e fu favorita nella sua diffusione dall’unificazione dello sterminato continente asiatico ad opera dei Mongoli nel XIII secolo. Nel 1347 i Mongoli posero sotto assedio la colonia genovese di Caffa, in Crimea, e, nell’intento di costringerla alla resa, ricorsero ad un primo esempio di guerra “batteriologica”, lanciando cadaveri appestati entro le mura degli assediati. Le navi genovesi in fuga la portarono prima a Costantinopoli, poi a Messina, da cui si diffuse, seguendo le rotte commerciali, in Italia, Spagna, Francia, nell’Africa mediterranea, in Medio Oriente (1348), nel resto d’Europa, fino alla Scandinavia e alla Russia (1350). Oggi sappiamo che la peste è dovuta ad un bacillo presente nel sangue dei ratti trasmesso all’uomo dalle pulci che abitano la pelliccia dei roditori (situazione favorita da condizioni di promiscuità e di scarsa igiene). Ne sono sintomi debolezza, febbre alta, cefalea, nausea e vomito, delirio; si formano pustole e i linfonodi delle zone colpite (generalmente la zona inguinale e quella ascellare) si infiammano, gonfiandosi in bubboni (“peste bubbonica”); la morte sopraggiunge per insufficienza cardiocircolatoria o emorragie interne. Una complicazione più grave è rappresentata dalla peste polmonare, trasmissibile per via aerea, ossia con tosse e starnuti di persone infette. Il tasso di mortalità (elevatissima quella infantile) va dal 60% della peste bubbonica al quasi 100% di quella polmonare (...).

0653-S
89 Articoli

Scheda tecnica

Tipo Scuola
Scuole Superiori
Numero Pagine
169
Altezza
150
Larghezza
105

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riassunto storia dal '300-0653

riassunto storia dalla crisi del trecento alla metà del '600 -0653

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