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I Canti - Giacomo Leopardi - testo integrale, versione in prosa, commento
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I Canti - Giacomo Leopardi - testo integrale, versione in prosa, commento

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I Canti di Giacomo Leopardi. Vita e opere dell’autore

Di ogni poesia viene fornito il testo originale con una puntuale versione in prosa, che evita agli studenti la fatica di ricercare i sinonimi. Una scheda riassume in forma schematica data, metro, temi, rimandi, stile e note sui singoli componimenti, adeguatamente commentati, uno per uno. Si spazia, solo per citare le poesie più studiate a scuola, dall’Ultimo canto di Saffo a Il passero solitario, da L’infinito a La sera del dì di festa, da A Silvia a La quiete dopo la tempesta, fino al Canto notturno di un pastore errante dell’Asia, Il sabato del villaggio e La ginestra.

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I Canti: caratteri generali — Leopardi curò in vita due edizioni di questa opera: la prima apparve a Firenze nel 1831 e la seconda a Napoli nel 1835. Dopo la morte del poeta, Antonio Ranieri curò la raccolta definitiva dei Canti, pubblicata a Firenze nel 1845, sulla base di appunti e correzioni lasciate dall’autore stesso.
La struttura dei Canti è ordinata sia secondo la successione cronologica dei componimenti, sia secondo la volontà sistematoria del poeta, che qua e là interrompe l’ordine cronologico, per privilegiare criteri tematici.
La raccolta si apre con le due canzoni civili del 1818: All’Italia (I) e Sopra il monumento di Dante (II), di impronta classicistica ed oratoria.
Seguono le cosiddette canzoni filosofiche composte dal 1820 al 1823: sono 8, comprendendo nel gruppo anche Alla sua donna (XVIII), che è collocata però dopo i piccoli idilli.
La prima delle canzoni filosofiche è Ad Angelo Mai (III, 1820); le canzoni Nelle nozze della sorella Paolina (IV) e A un vincitore nel pallone (V) costituiscono una sorta di dittico perché sono accomunate dal tema pedagogico. Quindi seguono: Bruto minore (VI), Alla primavera (VII), Inno ai patriarchi (Vili), Ultimo canto di Saffo (IX). A suggellare questa prima fase poetica l’autore inserisce un componimento del 1818 che interrompe la successione cronologica: Il primo amore (X), dai toni piuttosto convenzionali di languido sentimentalismo.
Segue poi nei Canti il gruppo degli idilli, chiamati dai critici anche piccoli idilli o primi idilli, tutti composti tra il 1819 e il 1821: L’infinito (XII), La sera del dì di festa (XIII), Alla luna (XIV), Il sogno (XV), La vita solitaria (XVI).
Nell’edizione definitiva il poeta volle preporre a questo gruppo Il passero solitario (XI), un’opera composta dopo il 1830, ma sentita omogenea per argomento e soluzioni espressive ai primi idilli.
Allo stesso modo, dopo il gruppo dei primi idilli, troviamo un altro componimento che viola la successione cronologica: Consalvo (XVII), del 1833.
Le canzoni filosofiche e i primi idilli, anche se nascono nello stesso arco di tempo, rappresentano due registri distinti della poesia di Leopardi. Il genere dell’idillio, in endecasillabi sciolti, è riservato ad esprimere “situazioni, affezioni, avventure storiche del mio animo” e presenta un modo più diretto di rapportarsi alla natura, mentre con le canzoni, in strofe di endecasillabi e settenari governate da schemi, il Leopardi non rinuncia a un orizzonte letterario più marcatamente retorico e classicistico.
Più tardi, dopo il 1822 e fino al 1828, con l’eccezione di due componimenti, Alla sua donna (XVIII, 1823) e AI conte Carlo Pepoli (XIX, 1826), la produzione poetica è abbandonata per la prosa caustica e demistificatoria delle Operette morali.
Solo nel 1828 a Pisa, il Risorgimento (XX) segna il miracoloso ritorno del poeta alla sua antica vitale capacità di illudersi e, con esso, il ritorno alla poesia, annunciando la nuova stagione di quelli che sono definiti dai critici (non da Leopardi) grandi idilli.
Si tratta di A Silvia (XXI, 1828), la prima “canzone libera leopardiana” (costituita, cioè, da strofe di endecasillabi e settenari svincolate da qualunque tipo di schema), cui seguono Le ricordanze (XXII, 1829), Canto notturno di un pastore errante dell’Asia (XXIII, 1830), La quiete dopo la tempesta (XXIV) e II sabato del villaggio (XXV), due idilli composti nel 1829 e legati dalla materia e dal tono.
Dopo i grandi idilli, si designa come ciclo d’Aspasia la serie di componimenti degli anni 1833-35, che ripercorrono le fasi dell’esperienza amorosa per Fanny Targioni Tozzetti, chiamata appunto Aspasia nell’ultima delle liriche del gruppo: II pensiero dominante (XXVI), Amore e morte (XXVII), A se stesso (XXVIII), Aspasia (XXIX). Anche Consalvo (XVII) fu composto durante questo periodo, ma fu separato dalle 4 liriche citate forse per metterne in ombra il carattere autobiografico.
Dopo il ciclo dAspasia sono collocate le due canzoni sepolcrali del 1834-35: Sopra un bassorilievo antico sepolcrale (XXX) e Sopra il ritratto di una bella donna (XXXI).
La Palinodia al marchese Gino Capponi (XXXII), del 1835, è un esempio di quella poesia satirica leopardiana di cui fanno parte anche i Paralipomeni della batracomiomachia (un poemetto eroicomico) e I nuovi credenti, due opere non comprese nei Canti.
Il tramonto della luna (XXXIII) e La ginestra (XXXIV) costituiscono il gruppo degli ultimi canti e secondo gli studi più recenti sono databili al 1836, in quanto è una notizia del tutto leggendaria quella per cui la strofa finale de II tramonto della luna sarebbe stata dettata da Leopardi a Ranieri sul letto di morte.
A partire dal componimento Imitazione (XXXV) inizia quella che può essere considerata un’appendice dei Canti, formata da frammenti ed esercizi letterari di varia datazione.

Indice

I         All’Italia
II        Sopra il monumento di Dante
III       Ad Angelo Mai
IV        Nelle nozze della sorella Paolina
V         A un vincitore nel pallone
VI        Bruto minore
VII       Alla primavera
VIII      Inno ai patriarchi
IX        Ultimo canto di Saffo
X         Il primo amore
XI        Il passero solitario
XII       L’infinito
XIII      La sera del dì di festa
XIV       Alla luna
XV        Il sogno
XVI       La vita solitaria
XVII      Consalvo
XVIII     Alla sua donna
XIX        Al conte Carlo Pepoli
XX         Il Risorgimento
XXI        A Silvia
XXII       Le ricordanze
XXIII      Canto notturno di un pastore errante dell’Asia
XXIV      La quiete dopo la tempesta
XXV       Il sabato del villaggio
XXVI      Il pensiero dominante
XXVII     Amore e morte
XXVIII    A se stesso
XXIX      Aspasia
XXX       Sopra un basso rilievo antico sepolcrale
XXXI      Sopra il ritratto di una bella donna
XXXII     Palinodia al marchese Gino Capponi
XXXIII    Il tramonto della luna
XXXIV    La ginestra
XXXV     Imitazione
XXXVI    Scherzo
XXXVII   Frammento (Odi, Melisso)
XXXVIII  Frammento (Io qui vagando ...)
XXXIX    Frammento (Spento il diurno raggio ...)
XL         Dal greco di Simonide

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