Pacchetto Ripasso Purgatorio
Pacchetto Paradiso - Completo

Pacchetto Ripasso Inferno

Inferno, Divina Commedia: testo integrale con versione in prosa e analisi dei singoli personaggi, da affiancarsi al testo di studio per una visione più completa della Cantica.


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Descrizione Pacchetto

Per sciogliere ogni dubbio durante la fase di studio: quando il testo di riferimento non basta, o si vuole ripassare un canto velocemente, o non ci si ricorda di un personaggio precedentemente incontrato.

Descrizioni Libri Pacchetto

Edizione in prosa

Una vera e propria edizione integrale dell’Inferno di Dante. Di ogni canto, dopo un sommario sintetico, viene fornito il testo originale (sulla facciata sinistra) con una puntuale versione in prosa (sulla facciata a destra), che evita agli studenti la fatica di ricercare i sinonimi e permette loro di comprendere, parola per parola, i passi più difficili della Divina Commedia. Ottimo strumento per svolgere la parafrasi che è prassi comune nelle scuole.



Sulla pagina a sinistra trovi il testo originale, su quella di destra, la trasposione in prosa. Segue estratto in prosa.

Canto I
Lo smarrimento di Dante nella selva oscura. Il tentativo di ascesa al dilettoso colle. L’ostacolo delle tre fiere. L’apparizione di Virgilio e la preghiera di Dante. La profezia di Virgilio. Inizia il cammino della salvezza.

righe 1-30    A metà del cammino della nostra vita (quindi circa all’età di 35 anni) mi ritrovai a vagare entro una selva oscura, per­ché (ché) avevo smarrito la retta via, quella del bene (diritta via). Ahi, quanto difficile e penosa cosa (cosa dura) è dire come (qual) era questa (esta) selva inospitale (selvaggia), intricata (aspra) e difficile da percorrere (forte), che, solo a ripensarvi (nel pensier), ridesta (rinova) la paura! La selva è tanto angosciosa (amara), che la morte lo è poco più; ma per poter parlare anche del bene che io vi trovai, parlerò anche di altre cose che io ho visto (scorte). Io non so riferire in qual modo vi entrai, tanto ero pieno di sonno in quel momento (punto), che abbandonai la via della verità (verace). Ma dopo che fui giunto ai piedi di un colle, nel punto in cui terminava la distesa pianeggiante (valle) nella quale si trovava la selva oscura, che mi aveva amareggiato (compunto: trafitto) il cuore con la paura, guardai in alto e vidi i pendii del colle (le sue spalle) illuminati dai raggi del sole (del pianeta), che guida (mena) sempre per la via retta (dritto) gli uomini (altrui = altri) per ogni via (calle). Allora si calmò (fu… queta) un poco la paura che mi era durata a lungo nel profondo (nel lago) del cuore la notte che avevo trascorso con tanta angoscia (pièta).

Divina Commedia - Inferno - Elenco dei personaggi

Chi erano Achitofèl, Alichino e Betram dal Bornio? Come sono puniti i barattieri, gli accidiosi e gli eretici? Qual è il loro contrappasso? Che cosa ci fanno creature come i Centauri nell’Inferno dantesco? A tutte queste domande e a molte altre ancora risponde il pratico ma esauriente prontuario sui Personaggi della Divina Commedia, diviso in tre volumi dedicati ciascuno a ogni cantica, Inferno, Purgatorio e Paradiso. Di ogni personaggio viene presentata la storia e il ritratto, con notizie fondamentalmente biografiche e poi la sua analisi nell’ambito dell’opera dantesca con il giudizio che l’autore esprime su ciascuno di essi.


Estratto:

Virgilio
Storia e ritratto del personaggio
Publio Marone V. nacque ad Andes, vicino Mantova, nel 70 a.C. da un modesto proprietario terriero. Compì i suoi primi studi prima a Mantova e Cremona, poi, a Milano e a Roma. Abbandonati gli studi di retorica, per i quali non aveva attitudine e interesse, decise di recarsi a Napoli, per seguire la scuola del filosofo epicureo Sirone. Risalgono a questo periodo gli studi di astronomia, medicina, matematica e, soprattutto, la composizione delle prime Bucoliche (10 egloghe in esametri) che gli procurarono fama e il favore di Ottaviano e Mecenate. Verso il 44-43 a.C., ritornò a Mantova perché coinvolto nelle espropriazioni delle terre a favore dei veterani reduci da Filippi. Grazie, però, all’intercessione di Asinio Pollione, governatore della Cisalpina, V. rientrò in possesso delle sue terre, anche se non è notizia certa. Ritornò presto a Napoli. Qui, tra il 37 e il 30 a.C., compose le Georgiche, quattro libri dedicati alla celebrazione del­l’agricoltura come fu il volere di Mecenate, e dopo si dedicò all’Eneide, il poema epico nazionale richiesto dall’imperatore Augusto. Quando il poema era quasi terminato, V. decise di fare un viaggio in Grecia e in Asia Minore, teatro delle azioni dei suoi eroi, per perfezionare la sua com­posizione. Ammalatosi, ritornò in Italia. Appena sbarcato a Brindisi, morì nel 19 a.C. La sua salma fu poi portata a Napoli e fu sepolto sulla strada di Pozzuoli.

Analisi del personaggio
Dante, che aveva iniziato la salita ver­so la cima del colle illuminata dal sole, è costretto a ritornare nella selva oscura nella quale si era smarrito e, all’improvviso, scorge una figura, che non sa distinguere se umana o ombra, alla quale chiede aiuto. L’ombra, perché di questo si tratta, si presenta, con umiltà, dicendo che i suoi genitori erano lombardi, mantovani di nascita, e che era nato al tempo di Giulio Cesare, vissuto a Roma sotto l’imperatore Augusto prima dell’avvento del Cristianesimo e che fu poeta, cantore delle gesta di Enea, figlio di Anchise. Dante, dunque, con gioia e reverenza, riconosce nell’ombra V., il suo autore e maestro, dal quale imparò “lo bello stilo” (Inf. I, 87).

(segue...)