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Pacchetto Filosofia 1

Pacchetto Storia (Scuole Superiori)

Riassunti dei programmi scolastici di Storia delle Scuole Superiori + schede riassuntive con date suddivise per aree tematiche.


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Descrizione Pacchetto

Promozione dedicata agli amanti della Storia o a chi ha bisogno di ripassare e avere sempre a portata di mano tutto ciò che serve sapere sulla materia.

Descrizioni Libri Pacchetto

Riassunto di Storia

Destinato agli studenti del primo anno della scuola superiore. Dalla Preistoria ai primi due secoli dell’impero romano. Parte I, antiche civiltà: egizi, Mesopotamia, ittiti, fenici, ebrei, Medi e Persiani. La Parte II, civiltà greca: cretesi, Sparta e Atene, le colonie, le guerre persiane, la guerra del Peloponneso, l’egemonia macedone, Alessandro Magno e l’Ellenismo. Parte III, civiltà romana fino ai primi due secoli dell’impero: dagli etruschi, alla monarchia e poi il periodo repubblicano, le guerre puniche, i Gracchi, Mario e Silla, Cesare e Pompeo, Antonio e Ottaviano. Un capitolo sulla cultura e i costumi nell’età repubblicana, poi si prosegue con Augusto, i Giulio- Claudi, i Flavi e gli Antonini. Ultimo capitolo sui caratteri dei primi due secoli dell’impero.


Destinato agli studenti del primo anno della scuola superiore.

Estratto:

Le età antiche

La storia
La parola storia deriva dal termine greco historia, che significa indagine.
La storia è dunque la disciplina che studia le vicende umane del passato e ricostruisce la nascita, lo sviluppo e il declino delle civiltà sotto l’aspetto politico, militare, economico, sociale, religioso e culturale.
Il campo della storia risale indietro nel tempo fino al­l’ap­pa­ri­zione della scrittura, che, per i popoli di più antica ci­vil­tà, appare presumibilmente attorno al 3000 a.C., quando l’uo­mo era già comparso sulla terra da qualche milione di anni.

La preistoria
Per preistoria si intende il periodo delle vicende umane anteriori all’invenzione della scrittura.
Essa è più generica e approssimativa della storia perché non può avvalersi di documenti scritti.

Le fonti
Le memorie che gli uomini hanno lasciato delle loro vicende sono le fonti o documenti della storia. Si possono distinguere in:
– Fonti mute: sono proprie soprattutto della preistoria e con­sistono in tracce dell’esistenza dei popoli prima che co­no­scessero la scrittura: armi, fossili, resti di abitazioni, arredi, suppellettili.
– Fonti orali: sono costituite da leggende, canti, storie che gli uomini si sono trasmessi oralmente e che, solo in un secondo tempo, sono state scritte da poeti e narratori.
– Fonti scritte: sono costituite da lapidi, leggi, materiale notarile, diari, libri e hanno inizio dal momento in cui l’uomo ha cominciato a conoscere e usare la scrittura.

Le età della preistoria
La preistoria è documentata dal ritrovamento di innumerevoli resti.
Si è stabilito di dividere questo periodo lunghissimo delle vicende umane in base agli strumenti litici (dal greco lithos = pietra), e alle loro diverse tecniche di fabbricazione.
La prima parte della preistoria è stata così divisa in due pe­rio­di, l’età della pietra grezza e l’età della pietra lavorata; a esse segue l’età dei metalli, con la quale, in alcune zone del pia­neta, si è già nella storia.

Età paleolitica o della pietra grezza (?-10000? a.C.) – In questo periodo l’uomo vive all’aperto, allo stato nomade, riparandosi in grotte, pratica la caccia e la pesca, lavora gli arnesi necessari alla vita scheggiando la pietra e l’osso. Co­no­sce già il fuoco, che gli consente di operare miglioramenti importanti nella propria vita riscaldandosi, proteggendosi dalle belve, illuminando le caverne.
L’uomo in questo periodo pratica riti magici e religiosi; esiste già una concezione della vita nell’aldilà, i morti vengono inumati. Rimangono di questa età artistici graffiti ritrovati nelle grotte di numerose località.

Età neolitica o della pietra levigata (10000?-5000? a.C.) – L’uomo ha imparato a levigare la pietra e l’osso, costruendo con questi materiali numerosi strumenti. La straordinaria trasformazione della vita in questo periodo è determinata da nuovi modi di acquisizione alimentare: l’agri­coltura e l’allevamento, che segnano la nascita dell’economia produttiva. L’uomo interviene sul mondo animale e vegetale non soltanto per prelevarne le risorse spontanee, ma anche per produrre risorse non spontanee.
Appaiono in questo periodo la tessitura della lana e del lino, la ceramica.
L’uomo non è più nomade, vive in villaggi di capanne costruiti talvolta su pali piantati nell’acqua (palafitte) o sulla terra (terramare) che gli consentono di difendersi dalle belve e dai nemici.
I documenti più rilevanti di questo periodo sono i cosiddetti monumenti megalitici, costruzioni primitive costituite da una grossa pietra posta orizzontalmente su altre due verticali (dolmen) e da grandi pietre isolate nella campagna (menhir), probabilmente tombe o espressioni di culto.
La sepoltura dei morti avviene ancora secondo il rito dell’inumazione: in genere i corpi vengono sepolti rannicchiati sul fianco sinistro, con accanto molti oggetti di uso abituale per la vita d’oltretomba.

Età dei metalli
Età eneolitica (5000?-4000? a.C.) – Si definisce età eneolitica quella in cui l’uomo, insieme con la pietra e l’osso, comincia a utilizzare anche i primi metalli.
Nasce in Oriente la metallurgia: i primi metalli a essere la­vo­rati furono il rame, l’oro, l’argento, lo stagno ecc.

Età del bronzo (4000?-1100 circa a.C.) – L’età del bronzo, che rappresenta un grande progresso per la vita dell’uomo, si apre quando l’uomo scopre i vantaggi della fusione del rame con lo stagno e crea una lega, il bronzo, facilmente lavorabile e molto resistente. Si costruirono con questa lega i più disparati oggetti: armi, stoviglie, oggetti domestici, ornamenti, monili ecc.
L’età del bronzo iniziò in Oriente nel 4000 a.C. e segnò, con la contemporanea invenzione della scrittura, la fine della preistoria e l’inizio della storia.
In Occidente invece bronzo e scrittura furono conosciuti molto più tardi: l’evoluzione fu più lenta e graduale.

Età del ferro (dal 1100 circa a.C. in poi) – In Oriente il ferro fu scoperto intorno al 2000 a.C., in Occidente due o tre secoli più tardi; il suo uso divenne comune solo a partire dal 1100 a.C. circa.
L’uomo raggiunse, con la conoscenza e l’uso di questo metallo, molto più resistente del bronzo, forme di vita più avanzata, che, con pochi cambiamenti, perdurarono fino all’età moderna.

Scheda tecnica

Tipo Scuola
Scuole Superiori
Numero Pagine
252
Altezza
150
Larghezza
105

Riassunto di Storia

Il testo, destinato agli studenti del secondo anno delle superiori, secondo i programmi ministeriali, sintetizza la storia dall’età dei Severi alla metà del secolo XIV. La Parte I si occupa dell’Impero romano nel III secolo con i Severi, Diocleziano, Costantino e i suoi successori, il cristianesimo, la caduta dell’Impero d’Occidente, l’Impero d’Oriente, i regni romano-barbarici, il regno longobardo e la civiltà araba. La Parte II è incentrata sul Medioevo: da Carlo Magno per proseguire poi con il feudalesimo, la lotta per le investiture, la rinascita dopo il Mille, le repubbliche marinare e le Crociate, i comuni, la lotta fra questi e l’Impero, il Papato e i comuni nel XIII secolo, la crisi del Trecento e infine una panoramica su Italia ed Europa nel secolo XIV.


Destinato agli studenti del secondo anno della scuola superiore.

Estratto:

Il terzo secolo si aprì per l’Impero romano come età di una crisi i cui segni premonitori si erano già manifestati nei primi due secoli: era successo, sia pur in casi isolati, che le le­gioni imponessero la nomina dell’imperatore e che le pri­me tribù germaniche avessero oltrepassato i confini del­l’Im­pe­ro e fossero state ricacciate con molta fatica.
Nel terzo secolo la situazione si aggravò e si entrò in un pe­rio­do di anarchia militare e di continue invasioni: a questo si ac­compagnò una grave crisi economica, caratterizzata da im­po­verimento generale, ribellioni dei contadini, ricerca di con­forto nella fede e quindi diffusione della religione cristiana.
Nel terzo secolo, prima di entrare nel pieno della crisi, si successero al trono imperatori della dinastia dei Severi, una famiglia della nobiltà provinciale.

L’età dei Severi
Settimio Severo (193-211) – Africano d’origine, Set­ti­mio Severo fu il primo imperatore di origine veramente provinciale; con un’esperienza soprattutto militare, salì al trono gra­zie ai suoi legionari.
Egli potenziò l’esercito, cercò di raf­for­zare i confini e mirò a indebolire il potere del Senato, epu­randolo dei membri contrari all’imperatore e rafforzando il suo potere per affermare una monarchia assoluta a ca­rat­tere militare.
Il suo Impero fu caratterizzato dalla presenza a Roma di ele­menti della cultura provinciale, come per esempio il culto del­la divinità siriana Baal, sostenuto dalla moglie Giulia Dom­na, che proveniva appunto dalla Siria. Con Settimio Se­ve­ro l’Impero vede il tramonto del monopolio romano del potere.
Egli diede impulso a opere pubbliche e contribuì al progresso degli studi del diritto: durante il suo governo si svolse l’opera del grande giurista Papiniano, che creò una scuola di diritto, di cui fece parte l’insigne Ulpiano.
Settimio Se­ve­­ro fu tuttavia soprattutto un militare e raf­for­zò i confini del­­l’Impero respingendo un’invasione dei Ca­le­do­ni e conducendo una guerra contro i Parti, che portò al­la conquista del­la Mesopotamia. Morì nel corso di una campagna contro i Caledoni, nel 211.

Caracalla (211-217) – A Settimio Severo successe il figlio Caracalla che, secondo la volontà del padre, avrebbe dovuto spartire il potere con il fratello Settimio Geta, ma che, per regnare solo, fece uccidere il fratello.
Atto importante del governo di Caracalla fu la “Con­sti­tu­tio Antoniniana” (212), con cui si estese la cittadinanza ro­mana a tutti i sudditi dell’Impero. Questo provvedimento ebbe importanti effetti fiscali, applicando le tasse previste per i cittadini romani a tutti gli abitanti delle province, e contribuì allo sviluppo della giurisprudenza romana.
Tra le opere pubbliche, da segnalare la costruzione delle Terme di Caracalla. Durante una campagna contro i Parti, Caracalla venne ucciso da un soldato per istigazione di un ne­mico politico, il prefetto del pretorio Macrino, che mirava a succedergli al trono.

Elagabalo (218-222) – Macrino fu acclamato imperatore dai soldati, che, essendosi egli rivelato inetto, un anno dopo lo uccisero.
Venne eletto imperatore un nipote di Caracalla, il giovane Vario Avito, chiamato Elagabalo perché era sacerdote del dio Sole (Elios).
Egli introdusse nell’Impero riti esotici e non si occupò mi­ni­mamente degli affari politici e militari dello stato. Dopo quat­­tro anni di regno venne ucciso da una sommossa militare.

Alessandro Severo (222-235) – Alessandro Severo, salito al trono giovanissimo, governò avvalendosi dei consigli del giurista Ulpiano, nominato prefetto del pretorio.
Fu tentato, durante il suo Impero, un rinnovamento dello stato: si cercò di riassestare le finanze e di riordinare l’amministrazione, si riprese una politica di collaborazione con la classe senatoria.
Alessandro Severo dovette combattere contro i Persiani (so­stituitisi ai Parti) e gli Alamanni, che premevano in Ger­ma­nia, ma fu ucciso da un’insurrezione militare, diretta contro la sua politica ritenuta debole e troppo orientata verso le trattative con i popoli barbari.
Con Alessandro Severo ebbe termine la dinastia dei Se­ve­ri, che non era riuscita a offrire prospettive per un rinnovamento assolutamente necessario, e l’Impero entrò nel pieno di una crisi che lo coinvolse in tutti i suoi aspetti.

Scheda tecnica

Tipo Scuola
Scuole Superiori
Numero Pagine
186
Altezza
150
Larghezza
105
Peso
113

Riassunto di Storia

Il testo, destinato agli studenti del terzo anno della scuola superiore, in accordo con i programmi ministeriali, sintetizza la storia dalla crisi socio-economica del XIV secolo alla prima metà del Seicento. Gli argomenti trattati sono: la crisi del Trecento, l’Italia nei secoli XIV e XV, l’Europa alla fine del Medioevo, la civiltà del Rinascimento, l’“età moderna” e la nascita delle monarchie nazionali, le lotte per il predominio in Italia (1494-1516), le scoperte geografiche e la colonizzazione del mondo, la Riforma protestante, le lotte politiche e religiose nell’età di Carlo V, l’Europa nell’età di Filippo II, economia, società e cultura nell’Europa del Cinquecento e del Seicento, la guerra dei Trent’anni e infine l’Italia nel XVII secolo.


Destinato agli studenti del terzo anno della scuola superiore.

Estratto:

La crisi del Trecento
La fase ascendente apertasi con la Rinascita del Mille subì una drammatica battuta d’arresto alla metà del Trecento. Tra le cause, lo squilibrio tra l’eccesso di popolazione e l’insufficiente disponibilità di risorse, il peggioramento climatico, la catastrofica epidemia di peste nera, le guerre, violente e frequenti, tutti fattori che determinarono un crollo demografico, a cui si accompagnò la crisi economica - nei settori dell’agricoltura, dell’artigianato, del commercio, della finanza a cui seguirono rivolte urbane e contadine. In alcune zone d’Europa, particolarmente quella occidentale, e in Italia settentrionale, la crisi rappresentò comunque non solo un elemento negativo, ma anche un fattore di riconversione e ristrutturazione degli assetti produttivi, alla vigilia dell’età moderna.

Il decremento demografico - Già verso la fine del XIII secolo si era verificato un calo dell’andamento demografico, determinato dal fatto che la popolazione dell’Europa occidentale aveva raggiunto il livello massimo compatibile con le risorse disponibili. Un esempio ne è il fenomeno dei “villaggi abbandonati”: in conseguenza della diminuzione di forza-lavoro, nelle campagne di tutta Europa arretrarono gli spazi coltivati (con percentuali significativamente maggiori in aree come la Germania orientale o il Mezzogiorno d’Italia): scomparvero migliaia di insediamenti e furono abbandonati i terreni di più recente dissodamento, mentre l’ambiente si faceva più aspro. Il problema fondamentale era costituito dai limiti di sviluppo della tecnologia agricola, la quale non era più in grado di sostenere, come aveva fatto sino ad allora, una popolazione in continua crescita: vi era una competizione tra arativo, bosco e pascolo e non era possibile aumentare la produttività dei suoli. Per un periodo, la soluzione sembrò essere costituita dall’aumento delle superfici coltivabili, ma i nuovi terreni messi a coltura (per esempio, nelle zone collinari e montane) non erano sempre fertili o dotati di un clima favorevole o di facili collegamenti. Il peggioramento del clima, caratterizzato da inverni rigidi ed estati piovose, sino al XV secolo, aggravò il quadro, concorrendo, a causa dei cattivi raccolti, al manifestarsi di carestie sempre più gravi e frequenti, che determinarono un aumento della mortalità ed una condizione diffusa di malnutrizione in larga parte della popolazione, che risultò così più esposta alle malattie.

La “peste nera” - Il fattore precipitante fu dato dall’epidemia che alla metà del Trecento flagellò l’Europa, la cui popolazione crollò da circa 80 milioni a 50 milioni (cifra intorno alla quale si assestò sino alla fine del Quattrocento, per la persistenza di un’elevata mortalità, dovuta alla letale concomitanza tra la peste, stabilizzatasi in forma endemica fino al XVIII secolo, e le violente guerre di quel periodo). Le città, per l’elevata densità abitativa, furono le più colpite: per limitarsi ad un esempio, Firenze (che all’epoca era abitata da 100.000 persone) perse tra il 40% e il 60% dei suoi abitanti. La Morte Nera ebbe il suo focolaio presso l’Himalaya e fu favorita nella sua diffusione dall’unificazione dello sterminato continente asiatico ad opera dei Mongoli nel XIII secolo. Nel 1347 i Mongoli posero sotto assedio la colonia genovese di Caffa, in Crimea, e, nell’intento di costringerla alla resa, ricorsero ad un primo esempio di guerra “batteriologica”, lanciando cadaveri appestati entro le mura degli assediati. Le navi genovesi in fuga la portarono prima a Costantinopoli, poi a Messina, da cui si diffuse, seguendo le rotte commerciali, in Italia, Spagna, Francia, nell’Africa mediterranea, in Medio Oriente (1348), nel resto d’Europa, fino alla Scandinavia e alla Russia (1350). Oggi sappiamo che la peste è dovuta ad un bacillo presente nel sangue dei ratti trasmesso all’uomo dalle pulci che abitano la pelliccia dei roditori (situazione favorita da condizioni di promiscuità e di scarsa igiene). Ne sono sintomi debolezza, febbre alta, cefalea, nausea e vomito, delirio; si formano pustole e i linfonodi delle zone colpite (generalmente la zona inguinale e quella ascellare) si infiammano, gonfiandosi in bubboni (“peste bubbonica”); la morte sopraggiunge per insufficienza cardiocircolatoria o emorragie interne. Una complicazione più grave è rappresentata dalla peste polmonare, trasmissibile per via aerea, ossia con tosse e starnuti di persone infette. Il tasso di mortalità (elevatissima quella infantile) va dal 60% della peste bubbonica al quasi 100% di quella polmonare (...).

Scheda tecnica

Tipo Scuola
Scuole Superiori
Numero Pagine
169
Altezza
150
Larghezza
105

Riassunto di Storia

Il testo, destinato agli studenti del quarto anno delle superiori, come da programmi ministeriali, sintetizza la storia dalla seconda metà del Seicento alla fine dell’Ottocento. Gli argomenti trattati sono Stato assoluto e monarchia costituzionale, la guerra nell’Europa del Settecento (l’età dell’equilibrio), civiltà extraeuropee e imperi coloniali, economia, antico regime, cultura e politica nel Settecento, la rivoluzione americana, quella industriale, quella francese, Napoleone, la Restaurazione, il pensiero politico nell’Ottocento, i moti del 1820-21 e del 1830-31, il Risorgimento italiano, le rivoluzioni del 1848-49, l’Unità italiana e l’Italia dall’Unità alla fine dell’Ottocento, per concludere con il quadro internazionale negli ultimi decenni dell’Ottocento.


Destinato agli studenti del quarto anno della scuola superiore.

Estratto:

Nella seconda metà del Seicento si definirono due fondamentali modelli politici: la monarchia assoluta, incarnatasi in modo emblematico nel regno di Luigi XIV di Francia, il Re Sole, e la monarchia costituzionale, sviluppatasi in In­ghil­ter­ra in seguito alla Seconda Ri­vo­lu­zio­ne del 1688-89. Mentre quello inglese fu un caso isolato, almeno per l’epoca, il modello francese sarà ammirato e seguito in tutto il continente, particolarmente dalle due potenze in ascesa nel­l’Eu­ro­pa centro-orientale, la Prussia e la Russia.

La monarchia di Luigi XIV (1661-1715)
L’assolutismo in Francia – L’età del Re Sole, che regnò per un cinquantennio, viene considerata l’esempio più compiuto di monarchia assoluta, un regime politico in cui l’accentramento dei poteri nella persona del re giunge sino all’identificazione dello Stato con il sovrano stesso (espressa nel­la celebre affermazione di Luigi XIV “lo Stato sono io”). Luigi XIV era un convinto assertore del diritto divino della monarchia: di conseguenza la sua sovranità, derivando da Dio, non do­veva essere condivisa, il che la rendeva “assoluta”, ab so­lu­ta, “sciolta da” ogni restrizione o vincolo. Nel 1661, de­ce­du­to il cardinal Mazzarino – che aveva governato la Fran­cia dal­la morte di Luigi XIII, avvenuta nel 1643 – Luigi XIV, poco più che ventenne, assunse personalmente il potere, che mantenne sino al 1715, quando morì. Il lunghissimo regno fu un’epo­ca di splendore per il sovrano (di qui l’immagine del Sole, centro irradiatore di luce), impegnato in un’azione politica e militare di rafforzamento della monarchia, che portava a compimento l’opera avviata dal re Enrico IV (1594-1610) e dai ministri cardinali Richelieu (1624-42) e Mazzarino.

La centralizzazione amministrativa – Riguardo l’attività di governo, il sovrano prendeva le sue decisioni servendosi della fedele collaborazione dei tre ministri degli Este­ri, della Guerra e delle Finanze, riuniti nel Consiglio ri­stret­to. Luigi XIV mirò a creare un’amministrazione centralizzata al servizio della monarchia: per questo ricorse ad espo­nenti borghesi dotati di competenze giuridiche (i quali avevano, grazie alla legge della paulette, introdotta da Enrico IV, la possibilità di acquisire i titoli di nobiltà di toga, trasmissibili agli eredi); inoltre, esercitò il proprio controllo sulla macchina burocratica mediante gli intendenti, funzionari (peraltro in numero assai limitato) direttamente responsabili nei suoi confronti. Si trattò comunque di un sistema che tendeva a sovrapporsi, più che a sostituirsi, alle tradizionali strutture di tipo feudale, ecclesiastico e corporativo: per questo sembra prematuro parlare di un vero e proprio “Stato amministrativo”, fondato sull’esercizio di pubblici poteri.

Sovrano e ceti privilegiati – Cruciale fu il rapporto tra Luigi XIV e le élites dominanti, l’aristocrazia e il clero: l’interpretazione tradizionale ha visto Luigi XIV come colui che seppe sottomettere la nobiltà alla sua volontà; attualmente gli storici sono forse più orientati a sostenere che l’aumento del potere regale si sia verificato non tanto contro le élites locali, ma con il loro aiuto. Il monarca aveva infatti bisogno dei nobili, non solo come spettatori del suo potere, ma anche come clienti in grado di usare la propria influenza per aiutarlo a governare. I ceti privilegiati, d’altra parte, beneficiando del riconoscimento loro accordato dal re, erano disponibili a cooperare con un regime che concedeva loro protezione e superiorità sociale. Il compromesso, da cui entrambe le parti traevano vantaggio, si realizzò nel sistema di corte, che Luigi XIV istituì in modo geniale a Versailles, la magnifica reggia, costruita a partire dal 1661 a una ventina di chilometri da Parigi (in modo da sottrarre la monarchia al pericolo di eventuali sommosse cittadine, come era accaduto al tempo della Fronda), dove il Re Sole si trasferì nel 1682, imponendo alla nobiltà l’obbligo di risiedervi. La teatrale rappresentazione del potere che si svolgeva nelle sale fastose e negli splendidi giardini secondo un elaborato cerimoniale, era funzionale ad esprimere in modo grandioso, simbolico, ma anche concreto, la centralità del Re Sole e la gerarchia del po­tere che emanava dalla sua persona. L’antica nobiltà di spada, al­lon­tanata dai suoi feudi nelle province, si trasformò in una casta di cortigiani, impegnata nella dispendiosa vita di corte (feste, cacce, spettacoli) e costretta a chiedere appannaggi per sé o per i propri clienti al sovrano, che poté così trattenere le famiglie nobili nella rete della sua protezione.

Scheda tecnica

Tipo Scuola
Scuole Superiori
Numero Pagine
255
Altezza
150
Larghezza
105
Peso
150

Riassunto di Storia

Il testo, destinato agli studenti del quinto anno delle superiori, in accordo con i programmi ministeriali, sintetizza la storia del Novecento: l’età della seconda rivoluzione industriale e dell’imperialismo (1870-1914), il mondo alla vigilia della prima guerra mondiale, l’Italia giolittiana, la prima guerra mondiale, la rivoluzione russa e l’URSS, un quadro internazionale tra le due guerre mondiali, l’Italia dallo stato liberale al fascismo, gli Usa e la Grande crisi, la Germania nazista e l’URSS di Stalin, i precedenti della seconda guerra mondiale e la guerra stessa, la Guerra fredda, l’Italia dalla fine della seconda guerra mondiale alla crisi del sistema dei partiti, l’Europa e il mondo dalla fine della Guerra fredda ai nostri giorni (1991-2014).


Destinato agli studenti del quinto anno della scuola superiore.

Estratto:

La Seconda rivoluzione industriale
Tra il 1870 e il 1914, in Europa occidentale, negli Stati Uniti e in Giappone si sviluppò la Seconda rivoluzione industriale, causa di profonde trasformazioni socio-economiche, alla cui base furono:
1)    Il rinnovamento tecnologico, favorito da numerose scoperte scientifiche, applicate sistematicamente nella siderurgia, nell’industria elettrica nei settori della chimica, farmacologia, medicina, nel comparto dei trasporti (con la diffusione di automobili e aeroplani) e delle comunicazioni (con la telegrafia senza fili e il telefono.
2)    L’introduzione di metodi scientifici nell’organizzazione e nella gestione delle imprese, ispirati al taylorismo (da Frederick Taylor, che teorizzò la divisione delle at­tività la­vo­rative, ognuna svolta da un operaio secondo il rit­mo del­la mac­china, al fine di razionalizzare l’organizzazione del sistema di fabbrica) e del fordismo (nel 1913 sa­ran­no av­via­te le catene di montaggio negli stabilimenti au­to­mo­bi­li­sti­ci di Henry Ford), che aumentarono la pro­dut­tività, ma de­ter­minarono anche alienazione nei la­vo­ratori.
3)    Il processo di concentrazione economica e il protezionismo. Il sistema economico passò da una fase di libera concorrenza ad una monopolista, caratterizzata da un processo di concentrazione capitalista, che favorì una fusione tra capitale industriale e capitale bancario: le banche controllavano le industrie e gli industriali le banche. Le concentrazioni bancario-industriali presero la forma di cartelli, accordi di imprese operanti in uno stesso settore (il carbone o l’acciaio, per esempio) per eliminare ogni concorrenza, e di trusts, fusione di più imprese, precedentemente indipendenti, interessate a tutte le fasi di lavorazione di un prodotto. Il grande capitale avvertì l’esigenza di difendere i mercati interni, spingendo gli Stati al protezionismo e alla ricerca di nuovi sbocchi commerciali e nuove fonti di materie prime.
Rispetto alla Prima, la Seconda rivoluzione industriale diffuse i suoi effetti su un’area più vasta, modificando profondamente i comportamenti di centinaia di milioni di persone: il tenore di vita migliorò e si diffusero beni di consumo durevole di massa (biciclette, automobili, telefoni). Tra le conseguenze, la cosiddetta “grande depressione” (1873-1896), ca­ratterizzata da una prolungata caduta dei prezzi, soprattutto nel settore agricolo, dovuta ad una crisi di sovrapproduzione, che danneggiò invece i produttori (ne scaturirono un aumento della disoccupazione, l’intensificarsi delle tensioni sociali e dei fenomeni migratori).

I movimenti socialista e cattolico
Lo straordinario sviluppo industriale determinò il consolidamento della borghesia e del proletariato, il quale cercò rappresentanza nei partiti socialisti di massa (la Spd in Germania, la Sfio in Francia), che misero progressivamente da parte le strategie rivoluzionarie e accettarono gli istituti della democrazia parlamentare, perseguendo una politica di riforme (suffragio universale, aumenti salariali, tutela del la­vo­ro, riconoscimento del diritto di sciopero). Nel 1889 fu fon­data a Parigi la Seconda Internazionale (1889-1917), un organismo di coordinamento di partiti socialisti nazionali il cui obiettivo prioritario fu la giornata lavorativa di otto ore. Essa si divise in due correnti: una rivoluzionaria, diretta dall’austriaco Karl Kautsky, autodefinitasi “ortodossa”, ed una riformista, guidata dal tedesco Eduard Bernstein, spregiativamente definita dagli avversari “revisionistica”. Secondo Bernstein, le previsioni di Marx sul crollo del capitalismo erano errate; occorreva perciò attuare una graduale po­li­tica di riforme, al fine di migliorare le condizioni della classe operaia. Un posto a parte occupa il sindacalismo rivoluzionario del francese Georges Sorel, che individuò nello sciopero generale lo strumento della lotta rivoluzionaria.
Negli anni successivi all’enciclica Rerum Novarum (1891) di Leone XIII, andò crescendo l’attività dei cattolici che si divisero in due correnti, moderati e progressisti. Questi ultimi erano favorevoli, sul piano sociale, alla difesa dei lavoratori e, sul piano politico, ad un ideale di “democrazia cristiana”, ossia di intervento diretto dei cattolici nella vita politica. La spaccatura spinse prima Leone XIII, poi Pio X (1903-1914) ad una chiusura nei confronti delle aspirazioni politiche della “democrazia cristiana”.

Scheda tecnica

Tipo Scuola
Scuole Superiori
Numero Pagine
192
Altezza
150
Larghezza
105

La Scheda Le date della Storia 1 abbraccia il periodo cronologico che va dall’anno 400 al 1300. È ripartita in tre macro periodi: Alto Medioevo, Basso Medioevo e Tardo Medioevo. Ogni macro periodo è suddiviso per secoli e riporta le date più significative con una breve spiegazione dell’evento accaduto.

Le date sono contraddistinte da tre colori: il blu per gli eventi accaduti in Italia, il rosso per quelli in Europa e il verde per quelli nel bacino del Mediterraneo. Corredata di pratiche cartine, è un ottimo strumento per un ripasso globale della storia del Medioevo.


Scheda plastificata Le Date della Storia 1, a colori.

Estratto: “800: Sacro Romano Impero. In San Pietro, la notte di Natale, papa Leone III (795-816) incorona Carlo Magno, re dei Franchi, imperatore dei romani. Ha così origine il Sacro Romano Impero”.

Scheda tecnica

Tipo Scuola
Scuole Superiori
Numero Pagine
10
Altezza
240
Larghezza
160

Le Date della Storia 2 va dall’anno 1400 all'anno 1750. È ripartita in macro periodi che coprono ciascuno un cinquantennio: 1400, 1450, 1500, 1550, ecc. Ogni macro periodo riporta le date più significative con una breve spiegazione dell’evento accaduto.

Le date sono contraddistinte da tre colori: il blu per gli eventi accaduti in Italia, il rosso per quelli in Europa e il verde per quelli nei Paesi extraeuropei. Corredata di pratiche cartine, è un ottimo strumento per un ripasso globale della storia.


Scheda plastificata Le Date della Storia 2, a colori.

Estratto: “1492: La scoperta dell’America. Al servizio della Spagna, il genovese Cristoforo Colombo (1451-1506) parte da Palos alla ricerca di una nuova rotta occidentale per le Indie. Raggiunge una delle isole delle Bahamas, da lui chiamata San Salvador, scopre le isole di Cuba e Haiti”.

Scheda tecnica

Tipo Scuola
Scuole Superiori
Numero Pagine
10
Altezza
240
Larghezza
160

“Le date della Storia 3” va dall’anno 1750 al 1970. È ripartita in macro periodi che abbracciano ciascuno un cinquantennio: 1750, 1800, 1850, 1900, 1950. Ogni macro periodo riporta le date più significative con una breve spiegazione dell’evento accaduto.

Le date sono contraddistinte da tre colori: il blu per gli eventi accaduti in Italia, il rosso per quelli in Europa e il verde per quelli nei Paesi extraeuropei. Corredata di pratiche cartine, è un ottimo strumento per un ripasso globale della storia.


Scheda plastificata Le Date della Storia 3, a colori.

Estratto:1917: Rotta di Caporetto. L’impiego da parte degli Austriaci di truppe tedesche e di gas asfissianti coglie impreparato l’esercito italiano. Le linee sono sfondate presso Cividale e Caporetto (ottobre) e inizia una ritirata che si attesta sul Piave e sul Grappa”.

Scheda tecnica

Tipo Scuola
Scuole Superiori
Numero Pagine
10
Altezza
240
Larghezza
160